IL MAIALE NEI SOGNI

 

SOGNO: Guardo dentro una galleria verticale, buia e profonda. Sul fondo molto in basso riesco a scorgere in una luce fioca, di fiamma tremolante, la testa di una scrofa. Ha un’espressione umana, un misto di malignità e di trionfo, con la testa alzata in segno di trionfo. Mi guarda con piccoli occhi neri, le sopracciglia aggrottate , ci guardiamo negli occhi.
Il sogno ci dice che la profondità sta dalla parte dell’animale, la cui testa è alzata, mentre la testa della donna è rivolta verso il basso. La visione della galleria restringe il fuoco del sogno alla sua essenza. Il motivo dell’occhio dell’animale, lo sguardo che trafigge, l’espressione che commuove e attrae, impone un momento di riflessione sull’occhio come specchio dell’anima e come porta d’accesso all’interiorità di una creatura. È attraverso gli occhi che conosciamo la natura di un animmaialeale. La testa dell’animale appare nei culti e nei sogni. La testa è l’eidos dominante dell’animale, la sua idea oppure la nostra percezione di essa come idea, essa presenta la fisionomia specifica di un animale, manifestando la qualità della sua coscienza. Viene introdotto l’elemento scrofa come un’idea nella propria testa. Attraverso la scrofa la sognatrice vede nelle profondità della propria carne, così vicina a quella del maiale, infatti lo stomaco, le viscere del maiale sono molto simili a quelle dell’uomo, la sua analogia con il corpo umano. L’aspetto carnoso del maiale fa del termine che lo designa, un’ingiuria che sta ad indicare: sporco, avaro, imbronciato, ghiotto, con abitudini bestiali. Nel maiale c’è anche un tratto depressivo, nel medioevo il maiale insieme all’asino e al cane, simboleggiava l’accidia, l’oziosità, l’inerzia, l’indolenza, insomma l’assenza di spirito. Ogni specie animale infatti, presenta modalità specifiche di patologizzazione. La mancanza di spirito del maiale trae origine dall’associazione con gli elementi della terra e del fuoco. I suoi poteri terapeutici si concentravano soprattutto nella vescica e nei liquidi in genere, l’elemento umido e melmoso è per tradizione femminile. L’ostinazione del maiale. Per tutte queste ragioni l’odio per i suini nei paesi islamici fece si che furono messi a morte. In Europa il diavolo amava comparire in forma di maiale e le streghe li cavalcavano. I diavoli vengono fatti entrare da Gesù nel corpo dei maiali. L’odio per i maiali è molto antico, Artemidoro scrive che a differenza di altri animali il maiale è più utile da morto che da vivo, per la quantità di cibo che se ne ricava. Quando il maiale stava male veniva curato con una dieta a base di granchio, in quanto il simile cura il simile (omeopatia), anche il granchio è un simbolo lunare umido e antieroico. Il granchio astrologico è un momento di profondità acquatiche e di riflessione prima del dominio del leone. Entrambi sono cibi delicati, succulenti e grassi. Jung intende il granchio, come manifestazione della libido regressiva che trascina la persona nell’inconsapevolezza di un attaccamento vecchio e troppo stretto. Il granchio cammina a ritroso, simboleggiando il volgersi all’indietro della riflessione, l’attività psichica per eccellenza, proprio per questo fu associato anche alla farfalla. Aristotele associa al granchio una generale idea di rinnovamento. Quella che nel maiale è ostinazione, nel granchio è tenacia. Il granchio è uno spazzino che si ciba di carogne, digestione del morto, del passato, il maiale invece, procede in avanti, l’appetito carnale vuole sempre di più. Il granchio conosce l’arte del nascondersi, mentre il maiale è pienamente visibile. Questi comportamenti silenziosi tesi all’auto occultamento e volti verso l’interno introversi e forse anche paranoici, possono guarire il maiale malato. Nel culto eleusino di Demetra il maiale svolse una funzione determinante, questo ci riporta al mistero infero della carne, i maiali di Demetra erano Psicopompo, “gli iniziati”. Il maiale inizia la coscienza alle sottigliezze della grossolanità, verso la terra di Demetra, un mondo che richiede un occhio scuro capace di vedere lo psichico nel concreto, c’è spirito, luce, fuoco, nel grasso. In tutti i sogni è l’immagine ad insegnare e bisogna ascoltarla, il sogno porta con sé un urgenza terribile di comprensione, il sogno come l’animale è un fenomeno vivente, che punta oltre se stesso verso un’interiorità sempre più profonda. Attraverso l’amplificazione possiamo aiutare l’immagine del sogno ad essere compresa. Amplificare significa allargare, aggiungere particolari, arricchire la nostra conoscenza intellettuale.

Il maiale ormai è diventato un simbolo della madre terribile (Layard). Nel sogno narrato il maiale Iside sta sorgendo e la donna va incontro alla sua materia prima, un trionfo del sotto, spesso disposto graficamente sotto la cintura. Per Neumann, la donna si trova di fronte al femminile archetipico, al lato d’ombra della natura femminile e dovrà fare i conti con la carne come male, malizia, con il diavolo del suino, con la strega, tutti rappresentanti del maiale. Portando alla luce immagini, riti, etimologie legate al maiale viene ad emergere un significato oggettivo dell’animale, come simbolo archetipico della madre tellurica, fecondatrice.

I simboli che si manifestano nel sogno sono come gli elementi alchemici che sciolgono, catalizzano, colorano le immagini oniriche; la conoscenza di queste configurazioni rivela il telos ovvero, l’intenzionalità di tali avvenimenti psichici. In sogno il maiale, il granchio o qualsiasi altro animale, scavalcano i secoli e le situazioni geografiche in quanto simboli di invisibili processi arcaici, che avvengono nella nostra psiche Si tratta quindi, di un maiale eterno, pieno di tutti i maiali di tutti i tempi e luoghi, potremmo parlare di un maiale cosmico, presente prima di noi tutti. Così il maiale onirico non fa parte solo di me, uscendo dalle cornici nelle quali lo racchiudo, non può trovare posto nella psicologia personale, la sua apparizione fa cadere i confini personali verso il cosmico. Quindi l’amplificazione è una terapia, facendo confluire il cosmico nel personale e liberando il personale nel cosmico, il metodo diventa una “re-ligio”: un ri-collegare o ri-memorare.

 

Dott.ssa Monica Di Girolamo
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