La Corazza Caratteriale

Le resistenze caratteriali, nel loro insieme, danno vita alla corazza o armatura caratteriale, essa in sostanza esprime il modo di funzionare della persona. Si tratta di una corazza che è allo stesso tempo muscolare, energetica e psicologica. La corazza, se da un lato serve all’individuo per fronteggiare le esperienze frustranti e dolorose della vita, dall’altro lo blocca nel suo movimento vitale, ingabbiandolo in un rigido modo di vivere la vita e di essere. Essa apparentemente salva dall’angoscia ma allo stesso tempo impedisce il piacere. Il piacere, infatti è possibile solo attraverso il libero fluire di energia (libido) e questo non è possibile in uno stato di contrazione dell’organismo. La struttura caratteriale è il modo di funzionare della singola persona e si rispecchia sui vari livelli nel medesimo modo; per esempio: se io ho un carattere rigido, avrò inevitabilmente un corpo rigido, un modo di pensare e di parlare rigido, un rigido modo di relazionarmi e di emozionarmi, questo perché noi esseri umani siamo “uno”.

corazzaDi conseguenza, ogni esperienza, ogni elemento della nostra vita, diventa nello stesso istante esperienza dei nostri muscoli, esperienza delle nostre emozioni, esperienza del nostro pensiero. Attraverso l’analisi della struttura caratteriale il corpo fa il suo ingresso nel mondo psicoanalitico, perché il corpo è considerato un elemento primario che racconta e racchiude una storia di vita. L’analisi della struttura caratteriale permette dunque di integrare corpo, pensiero ed emozioni che sono l’espressione dell’’individuo nella sua interezza, permettendo di superare il dualismo cartesiano di una mente e di un corpo come elementi distinti che costituiscono l’individuo, per concepire l’uomo come una identità funzionale mente-corpo. In questo modo si recupera una visione sistemica dell’individuo, in cui tutto è parte di un tutto più grande.

USCIRE DALLA CORAZZA CARATTERIALE CON LA PSICOTERAPIA

Le difese costituite nella prima infanzia sono evidentemente adatte a difendere un Io infantile e il loro permanere nell’età adulta impedisce lo sviluppo dell’organismo e lo condanna a restare imprigionato in una dimensione inadeguata di esistenza.
Ma perché il bambino possa crescere, imparare a muoversi nell’ambiente, fare la propria esperienza, è necessario che prima o poi venga in contatto con l’ambiente reale, si confronti, corra i propri rischi. Nessuno può diventare adulto in un recinto per bambini.
Le corazze caratteriali, il nostro recinto interiore, vengono, al contrario, vissute come una natura individuale, come un modo di essere intrinseco all’individuo, alle cui spalle si profilano i fantasmi discussi, ma mai esorcizzati, dell’ereditarietà e del destino.
Se la corazza caratteriale si presenta come un tutto armonizzato i segmenti che la compongono dimostrano una precisa sequenza temporale nella loro formazione, che procede dall’alto verso il basso seguendo il processo di erotizzazione, cioè di risposta piacevole agli stimoli, nell’organismo.
Non appena un segmento viene affrontato e dissolto, nel corso della terapia, e con esso le modalità di comportamento bloccate riprendono il proprio processo di maturazione, la struttura difensiva immediatamente seguente viene alla luce e prende possesso del comportamento della persona. Secondo una visione reichiana, le difese vanno affrontate in ordine inverso rispetto alla loro sequenza di formazione, partendo dal sintomo più superficiale e appariscente.
Il sintomo più appariscente non è necessariamente quello che si è formato per ultimo, ma sembrerebbe piuttosto essere quello che mantiene il controllo di una più consistente espressione dell’energia vitale e del comportamento dell’individuo. Indipendentemente dalla sua collocazione temporale infatti, l’evento traumatico o il fattore che ha provocato nell’organismo la necessità di controllare la quantità di energia più consistente è quello che domina il comportamento in maniera INVASIVA. Ogni segmento della corazza caratteriale tiene a bada, distorce e rende vana, la tendenza naturale al movimento e alla vita. Nell’uomo ciò corrisponde a una progressiva inabilità a muovere direttamente verso l’ambiente, all’inibizione della spontaneità e della capacità di chiamare le cose con il loro nome, di esprimere i propri sentimenti, di essere se stesso: trasforma l’affetto in adulazione, l’amore in lussuria, la rabbia in rancore. Trasforma le persone in parodie di ciò che vorrebbero essere, che avrebbero potuto essere e che talvolta credono di essere.

Ma qual è in realtà la minaccia contro cui ci difendiamo con la corazza caratteriale?….

 

Dott.ssa Monica Di Girolamo
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